Anna Maria Cebrelli

Malattie da raffreddamento: la prevenzione e i rimedi di “pronto soccorso” secondo l’omeopatia, la medicina Ayurveda e la naturopatia. Ne parliamo con Tiziana Galliano, Paolo Martra, Stefano Fiori.

Strategie… per un inverno di benessere


Per assolvere perfettamente il proprio ruolo, la medicina deve considerare l’essere nella sua interezza, deve purificarlo e metterlo in armonia con l’universo affinché ogni organo e ogni parte del corpo possa beneficiare di quel miglioramento”, affermava il maestro spirituale Omraam Mikhaël Aïvanhov. Secondo la visione olistica, tutto è collegato: partire da questa premessa è il modo migliore per affrontare ogni stagione, dell’anno e della vita. Anche, naturalmente, l’inverno.

In questi mesi – secondo il ciclo naturale del ritmo della Terra – l’energia si ritira, va verso l’interno. E’ un tempo di riposo che va assecondato: se ci si sente stanchi, con poca voglia, è bene rallentare, riposare secondo il proprio bisogno”: precisa Tiziana Galliano, naturopata.. Arrivata alla medicina olistica nel 1997, in seguito ad un importante problema di salute e decisa a non prendere farmaci a vita, si è iscritta alla scuola quadriennale di naturopatia, Istituto di medicina Naturale di Urbino, approfondendo poi la formazione presso la Scuola di Cucina Naturale e Terapia Alimentare La Sana Gola di Milano e tanto altro ancora. “L’energia del cibo è fondamentale. In inverno – spiega – è importante fare in modo che il “terreno corporeo” non favorisca il proliferare di batteri e virus, quindi serve un’alimentazione non acidificante: ridurre o evitare i latticini e tutti gli zuccheri raffinati, bevande gassate incluse. Aumentare le dosi di frutta ma soprattutto di verdura ricche di vitamina C, scegliendo le cotture lente, che intensificano il sapore e portano calore all’interno del corpo. Bene le zuppe. Per rafforzare il sistema immunitario l’echinacea è perfetta, così come – su consiglio di un esperto – un ciclo di oligoelementi Rame-Oro-Argento o Manganese-Rame”. Poi c’è l’intestino, da tenere ben idratato e pulito “con fibre, tisane e bevande calde. Se c’è stipsi, al mattino appena alzati bere un bicchiere di acqua calda con limone fresco aiuta anche a liberarsi dalle tossine”. Malattie da raffreddamento? Niente paura, come ricordava un vecchio motto, se la curi ti passa in sette giorni, se lasci che faccia il suo corso ti passa in sette giorni. “Detto questo, fare sulfumigi aiuta a lenire e tenere idratati i polmoni (si possono mettere a sobollire per 2-3 minuti eucalipto, elicriso e camomilla, e poi respirare i vapori; oppure anche semplicemente solo con acqua e bicarbonato). Se serve, un rimedio mucolitico della nonna: tagliare una rapa a fette, aggiungere un cucchiaio di miele, lasciare per una notte, e si avrà uno sciroppo gradevole ed efficace da assumere. Tisane al timo e allo zenzero riscaldano e fanno circolare le energie. La propoli è un buon antibatterico e antisettico; un po’ di clorofilla liquida, presa al mattino, apporta un’energia vitale bella, verde, dolce”.

Prevenire, si sa, è meglio che curare: secondo l’omeopatia la strategia, in questo caso, non può che essere individualizzata perchè si basa sull’assunzione del proprio “rimedio di fondo”. “Si tratta – spiega il dott. Paolo Martra, omeopata – di un rimedio che viene individuato dal medico sulla base della costituzione fisica e sulle caratteristiche mentali e psico-comportamentali del paziente, e che è in grado di fare da equilibratore del sistema-organismo”. Martra, che non è un omeopata di primo pelo: la sua prima ricetta medica “alternativa” l’ha scritta nel 1979. Tanto per dire. Di fatto lui è uno dei primi, in Piemonte – dopo la laurea in Medicina nel 1976 – ad aver approfondito questa medicina basata sul “similia similibus curantur” (“il simile viene curato con il simile”): 4 anni di studio alla Sorbona, e poi tanti corsi, soprattutto all’estero, con personaggi eminenti. L’ha anche insegnata, l’omeopatia, per 21 anni alla Scuola CISDO e poi alla SMB. Specialista in cardiologia e agopuntura, con una formazione in psicobiologia, il dott. Martra fa parte della Commissione dell’Ordine dei Medici di Torino per le Medicine non convenzionali: “Curo molto l’alimentazione: in primo luogo, occorre evitare gli alimenti che possono favorire un’infiammazione, che è il terreno favorevole allo sviluppo di patologie o disturbi. Importante è anche lo stile di vita: deve essere sobrio, prevedere una giusta quantità di movimento ma anche di riposo. Le pause, dai ritmi soliti, sono fondamentali”. Il rimedio omeopatico non punta semplicemente a sopprimere il sintono ma a curare tutta la persona, quel preciso paziente; in generale però ci sono dei rimedi che possono essere utilizzati da tutti come “pronto soccorso” per i disturbi tipici dell’inverno e sono: Aconitum, Belladonna, Nux Vomica, Gelsemium, Bryonia e Ferrum Phosphoricum. “Aconitum è per il colpo di freddo improvviso, da vento freddo e secco, che porta raffreddore, laringite, influenza: 5-6 granuli al mattino e poi la sera si comincia con Belladonna. Nux Vomica è utile invece quando l’organismo, sensibile alle conseguenze del freddo, è intossicato da cenoni, esagerazioni alimentari o alcoliche. Gelsemium è la soluzione giusta per affrontare le prime fasi influenzali o le malattie da raffreddamento in cui – questa è la caratteristica importante – ci si sente storditi, sbattuti, come passati sotto uno schiacciasassi. Bryonia è d’aiuto nella fase meno acuta, dopo aver preso uno dei rimedi precedenti, quando ci sia ancora dolenzia osseo muscolare, tosse secca, desiderio di stare a riposo. Ferrum Phosphoricum invece è perfetto quando siamo stanchi, con la febbriciattola, in una situazione intermedia tra la debolezza e l’influenza”. La dose da assumere è sempre di 5-6 granuli, mattina e sera; la diluizione “dipende dalla reattività individuale, però in generale – precisa Martra – se non si ha modo di rivolgersi ad un omeopata, per tutti va bene da 9 a 30 CH”.

Inverno, freddo? “Via libera alle spezie nei cibi che portiamo in tavola, in particolar modo: curcuma, che combatte le infiammazioni; pepe nero, antitossinico e zenzero, che riscalda senza danneggiare la mucosa gastrica (come invece fa il peperoncino)”: consiglia Stefano Fiori,. naturopata olismologo, laureato in Scienze della Salute alla Newport University, in California, si è specializzato in medicina ayurvedica allo CSRAM di Nuova Delhi; ha pubblicato diversi libri ed è un insegnante di Ayurveda.

pepper-1061612_1920“Come espettorante, per sciogliere il muco che intasa bronchi e naso, è perfetto il Trikatu: si trova on line o anche in farmacia, è composto da pepe nero, pepe lungo e zenzero; va assunto mattina e sera, mezzo cucchiaino di caffè mescolato a 1 cucchiaio di miele d’acacia. Il Trikatu fa bene in generale per tutti, perchè serve a pacificare, a regolare il Kapha Dosha, che è la costituzione fredda e mucosa che tutti abbiamo ed è particolarmente attiva in inverno. Assumendolo ne guadagnano il metabolismo, l’umore, la forza, il dinamismo”. Un altro rimedio facile facile, per la gola arrossata: “gargarismi con acqua calda e basilico più un pizzico di curcuma, lasciati in infusione per 5 minuti”. Ma, come sicuramente è già chiaro, la prevenzione è alla base di ogni cura e – conclude Stefano Fiori – passa per “la pulizia del corpo e un’alimentazione corretta. Specialmente d’inverno, a maggior ragione quando si è raffreddati o influenzati, sarebbe bene evitare o almeno ridurre gli alimenti che creano muco e intasano il sistema linfatico, ovvero latte e latticini, mentre sono da prediligere zuppe di cereali integrali e verdure cotte. Le cotture: lente”.

 

Rossana Becarelli

Rossana Becarelli è medico, filosofa, antropologa, direttore sanitario dell’ospedale subalpino San Giovanni Vecchio (che ha portato a livelli di eccellenza), scrittrice ed è anche uno dei massimi esperti italiani nel campo dell’arte utilizzata come terapia empatica sia per i malati che per chi cura.


beccarelliDi lei la prima cosa che ti colpisce è il sorriso; la seconda, il caschetto biondo. La terza, il curriculum: Rossana Becarelli è medico, filosofa, antropologa, direttore sanitario dell’ospedale subalpino San Giovanni Vecchio (che ha portato a livelli di eccellenza), scrittrice ed è anche uno dei massimi esperti italiani nel campo dell’arte utilizzata come terapia empatica sia per i malati che per chi cura. Ma non basta: fa parte di diverse realtà di impegno sociale sul territorio e, tra queste, è presidente e tra i fondatori – nel 2009, a Torino – di Hum Med, la Rete Euromediterranea per l’Umanizzazione della Medicina (www.humanamedicina.eu). Due aspetti sono fondamentali nella sua vita: la figlia, di 22 anni, e una passione senza confini per la lettura. “Potrei definirmi una lettrice bulimica – racconta -; mi dà un piacere infinito. Nella mia biblioteca oggi sono presenti circa ventimila volumi, tutti letti. Non tengo un libro se non mi piace ma di alcuni titoli – tra i miei preferiti – posseggo tre-quattro copie. Ho sempre qualche testo “speciale” con me: anche se non lo apro, mi trasmette ispirazione per radianza”. A proposito, giusto per curiosità, i libri la accompagneranno anche nel suo ultimo viaggio: “voglio essere seppellita con “La ricerca del tempo perduto”, non si sa mai – scherza – che debba aspettare un po’ prima di orientarmi nella nuova vita, così ho da leggere. So che potrebbe apparire un po’ snob ma Proust per me è una vera passione, ha esplorato la vita in tutte le sue parti, ha raccontato i vizi della nostra società e ha “restituito” alla lingua una struttura sensoriale.

Non ci sarebbe scienza se nel tempo non ci fossero stati prima degli artisti che hanno aperto degli spazi, hanno rappresentato la realtà e così acceso una luce. Ad esempio: il sadismo e il masochismo sono stati prima raccontati dagli scrittori e solo successivamente anche la medicina se n’è occupata. Si capisce subito che la Becarelli è un vulcano in continuo movimento: forse perchè è nata sotto il segno del Leone, con ascendente Gemelli. Lei concorda: “il Premio Nobel Kary Mullis disse che l’astrologia non è da sottovalutare; la medicina tibetana tiene in considerazione il quadro astrologico presente al momento del concepimento”. È proprio vero che le stelle ci raccontano di noi, non stanno solo a guardare. Ma torniamo ad Hum Med. Cosa significa umanizzare la medicina? “È importante reintrodurre le arti, la filosofia e la spiritualità nell’ambito di una scienza medica sempre più ideologica, tecnologica e burocratizzata, le cui certezze assolute dell’oggi divengono relative l’indomani; in cui manca una riflessione sistematica e onesta, non arrogante, del suo operato. È questa la sfida a cui siamo chiamati. Si tratta di recuperare non solo la sapienza delle medicine tradizionali ma soprattutto il loro modello olistico, in cui la persona è trattata nel suo insieme di storia, pensieri, corpo: un ricco bagaglio di prospettive e possibilità a nostra disposizione”.

La medicina allopatica, occidentale, si pone come mezzo per salvare la gente dalla morte ma “oggi due sono, invece, i temi urgenti: la spiritualità (ovvero cosa ci sta a fare la morte nella vita) e il sacro. Non a caso i sacerdoti di tutti i tempi sono stati anche guaritori, sciamani e, non a caso, si parla di arte della guarigione. L’uomo non è solo funzionale: umanità, arte e cura sono parti di un tutt’uno e la maggior parte della cura sta nella relazione”. Molti sono i progetti: “lavoriamo anche con gli artisti, tra questi Alessandro Bergonzoni e Michelangelo Pistoletto, trascinati non solo nella cura ma anche nel fornire uno sguardo più ampio, che serve per portare nuovi elementi, creatività, spontaneità” fondamentali nel patrimonio del curante, perchè lo aiutano a “sentire” chi ha davanti. L’idea di fondo è una soggettivazione che impedisce la standardizzazione, consente una reale relazione empatica e permette di entrare – tema ancora poco noto – nel significato della malattia: “ogni disturbo è un “incidente” che ha un significato – sottolinea la Becarelli -, ti permette di indagare e vedere qualcosa che ti sei sempre nascosto alla coscienza, che non hai preso in considerazione. Certo, puoi far finta di niente oppure puoi prenderti la tua responsabilità, cogliere l’occasione evolutiva”. In fondo non c’è guarigione e non c’è arte senza una trasformazione. Così va la vita.