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Censimento Regionale

Alla fine degli anni ’70 è iniziata in Piemonte un’esperienza socio-culturale che ha coinvolto dapprima gli ‘over 60’ in un diffuso progetto di ‘educazione permanente, ricorrente e rinnovata’ svolto dalle ‘Università della terza età’, attraverso l’impegno di Associazioni e poco dopo degli Enti locali, e aperte alla libera partecipazione dei Cittadini.

In quegli anni hanno attratto particolarmente un’utenza femminile, casalinghe con modesto livello di istruzione, donne sole alla ricerca di una socializzazione attraverso l’approfondimento di interessi comuni: la medicina, la storia locale, la psicologia, la letteratura oltre qualche laboratorio espressivo e creativo. Una formula semplice di didattica svolta da docenti, professionisti ed esperti prevalentemente ‘volontari’, l’accesso senza alcun titolo di studio, nessun libro di testo imposto, né interrogazioni né esami.

censimento-regionale-graficoUna frequentazione agevole con lezioni a cadenza quindicinale che si conciliava con gli impegni famigliari e lavorativi. La diffusione territoriale è cresciuta tanto da annoverare oggi 18 sedi Comunali e 83 attività di Associazioni. Nel 1997 la Regione Piemonte, per la caratteristica di questo settore, nell’ambito degli impegni dell’Assessorato alla Cultura, ha approvato una legge per il sostegno delle attività delle Università popolari e della terza età, inizialmente molto utile. Ma, nel tempo, il crescente numero di sedi e di partecipanti e, per contro, le ridotte disponibilità finanziarie pubbliche hanno indotto lo stesso Assessorato, su istanza del ‘Coordinamento piemontese delle Università della terza età’ costituito in associazione nel 2007, a valutare la situazione attraverso un ‘censimento’ che ha coinvolto 357 Comuni piemontesi oltre i duemila abitanti per disporre di dati utili a conoscere le criticità e a definire eventuali nuovi modelli di intervento dell’Ente.

Va detto che nel frattempo alcuni indicatori degli anni ’70 sono profondamente cambiati: la base culturale dei partecipanti è passata dal livello ‘elementare’ e ‘medio inferiore’ al ‘diploma’ e alla ‘laurea’; l’età media è scesa dai 65 anni ai 55; dall’80% la presenza femminile è scesa al 65%; i giovani ultra trentenni si sono avvicinati sempre più numerosi a queste istituzioni.

In oltre trent’anni di attività si sono avvicendate due generazioni e la multi-culturalità come risposta alla integrazione sociale ha indotto nuovi interessi soddisfatti sia dalla ‘gerodidattica’ che dall’accesso, attraverso le nuove tecnologie, a più estese fonti di conoscenza: le lingue e l’informatica sono oggi molto richieste ed essenziali. Le ‘Università della terza età’ hanno assunto definizioni nuove come ‘delle tre età’ e ‘popolari’ e, la frequenza dei ‘corsi’ e dei ‘laboratori’ si è spostata dagli orari pomeridiani a quelli serali, soprattut Censimento regionale to nel piccoli centri. Il ‘censimento’ cui hanno risposto compiutamente 165 Comuni ha fornito dati interessanti sull’impegno ‘quantitativo’ e ‘qualitativo’ dei Docenti e dei ‘volontari’ addetti all’organizzazione; sui ‘cicli didattici’ svolti nelle Sedi; sulla ‘partecipazione’.

censimento-regionale-1Oltre 28.000 Piemontesi frequentano queste ‘Università’ ed è un numero per difetto dal momento che, stranamente eccetto Verbania, i Comuni Capoluogo non hanno inviato dati e, sulla realtà di altri Comuni minori, sarà necessario una estensione della ricerca dell’Assessorato in questo settore. I dati riportati nei quattro ‘quadranti’ del territorio piemontese riassumono l’essenza di questo comparto educativo e sono di stimolo per analisi che la Regione e il ‘Coordinamento piemontese’, potranno dedicare anche agli aspetti socio-economici più complessi, per definire strumenti adeguati ad affrontare problematiche proprie delle diverse realtà territoriali in cui operano e, ancora, può svilupparsi questa importante attività socio-culturale tenendo conto anche delle esperienze che vedono queste ‘strane’ Università attive e protagoniste in tutt’Europa.

Un impegno che gli Assessorati competenti della Regione, gli Enti Locali e il ‘Coordinamento piemontese’ nei rispettivi ruoli potranno assolvere attraverso una costante attenzione e un costruttivo confronto di idee.

Gianfranco Billotti

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