La carta di Chivasso


Il 19 dicembre 1943, oltre settant’anni fa, in un alloggio di Chivasso, nell’attuale Piazza d’Armi, un gruppo di persone, rappresentanti della Resistenza Valdostana e delle valli valdesi, vicini al movimento Giustizia e Libertà, si riunirono per partecipare ad un convegno nel corso del quale fu redatta una Carta di impegno per l’Italia futura, la Carta di Chivasso per l’appunto, nella quale si auspicava una Italia libera e rispettosa delle minoranze. Al convegno parteciparono Emile Chanoux, Ernesto Page, Giorgio Peyronel, Osvaldo Coisson, Gustavo Malan e Mario Alberto Rollier. La riunione fu ospitata nella casa di proprietà di Augusto Matteoda, nella quale abitava Enrico Edoardo Pons. Matteoda era vice presidente del Comitato di Liberazione Nazionale (CNL) di Chivasso, presieduto dal prof. Mario Viora e in tale occasione si occupò soprattutto di vigilare perché la loro presenza non fosse avvertita dai militari del presidio fascista presso la vicina Caserma Giordana, a pochi passi da Palazzo Tesio, luogo della riunione.

Palazzo Tesio di Chivasso, dove fu discussa, scritta e firmata la Carta di Chivasso

Palazzo Tesio di Chivasso, dove fu discussa, scritta e firmata la Carta di Chivasso

Il convegno era stato a lungo preparato soprattutto da Coisson e Malan ed aveva potuto godere dei contributi di Federico Chabod, impossibilitato a partecipare all’evento, di Lino Binel, appena arrestato dai fascisti e di altri. Si era nel pieno della guerra, gli animi erano esacerbati, la situazione sociale ed economica del paese era fortemente compromessa, si cominciava concretamente a pensare che la guerra sarebbe stata persa dal regime fascista alleato con Hitler e che bisognava incominciare a pensare ad una Italia diversa.

Il Convegno di Chivasso andò avanti tutta la giornata e si concluse con un documento stringato, di 339 parole con il quale ci sia prefigurava una Italia organizzata in modo federale con pieno rispetto delle autonomie amministrative, scolastiche, economiche e linguistiche dei territori.

Non fu il solo documento di questo genere redatto in quegli anni: il più celebre di tutti fu il Manifesto di Ventotene, dal luogo di compilazione, l’isola di confino nella quale il regime fascista esiliò uomini illustri che poi fecero l’Italia repubblicana, fra i quali Altiero Spinelli e Ernesto Rossi. Altri documenti importanti furono il “Progetto di Costituzione confederale europea ed interna” di Duccio Galimberti ed Antonino Repaci, i Patti di Saretto del 30-31 maggio 1943, stretti sulle montagne cuneesi fra la Ia Brigata “Giustizia e Libertà” del Movimento di Liberazione italiano, guidata da Dante Livio Bianco e Maurice Juvenal capo della 2° Regione delle Forze francesi dell’interno, gli scritti di Umberto Campagnolo “Verso una Costituzione federale dell’Europa. Una proposta del 1943, le riflessioni di Silvio Trentin dettate al figlio Bruno “Abbozzo di un piano tendente a delineare la figura costituzionale dell’Italia al termine della rivoluzione federalista in corso di sviluppo” (1944) e infine il documento di Mario Alberto Rollier “Costituzione dell’Unione federale europea” (1944). Documenti che in molti casi costituirono la base dei futuri strumenti costitutivi dello Stato Italiano e della futura Europa. In particolare la Carta di Chivasso costituì materiale per la redazione degli articoli 5 e 6 della Costituzione Italiana.

I documenti citati sono stati spesso ripresi come base della polemica politica: si pensi alle riflessioni di Marco Pannella e del movimento dei Radicali sulla attuazione degli ideali di Altiero Spinelli o quelle di Gianfranco Miglio su Federalismo e Carta di Chivasso, poi assunte dalla Lega Nord nel proprio manifesto politico. In questi ultimi anni assistiamo ad un risveglio di attenzione da parte degli studiosi: in occasione dei 70 anni della Carta di Chivasso, è stato lo stesso Giorgio Napolitano, allora Capo dello Stato a riportare l’attenzione su questo importante documento. L’editore Nino Aragno poi ha pubblicato una raccolta di saggi sul progetto di Galimberti e Repaci che è anche una occasione per parlare degli altri documenti.

Bibliografia
P.MOMIGLIANO LEVI, J.C. PERRIN, Dichiarazione dei Rappresentanti delle popolazioni alpine (Chivasso 19 dicembre 1943), ed. Le Chateau, Aosta, 2003
G. PERONA, Popolazioni alpine e diritti fondamentali, Atti del Convegno tenuto a Torino il 12 e 13 dicembre 2003, ed. Le Chateau, Aosta, 2003
E. CHANOUX, Ecrits, a cura dell’Istitut Historique de la Resistance en Valle d’Aoste, Imprimerie Valdotaine, 1994
AA.VV. La Carta di Chivasso. Federalismo: storia di un sogno, a cura dell’ANPI e dell’Università della Terza Età di Chivasso, Stampato a cura della Società di Studi storici di Chivasso, 2014
A.A. MOLA, I patti di Saretto (30-31 maggio 1044). Il contributo cuneese alla costruzione dell’Europa democratica, a cura della Provincia di Cuneo e del Centro Europeo “Giovanni Giolitti” per lo studio dello Stato, Cuneo, 2014
D.GALIMBERTI, A.REPACI, Progetto di Costituzione confederale europea ed interna, con scritti di Luigi Bonanate, Gustavo Zagrebelsky e Lorenzo Ornaghi, ed. Nino Aragno, Torino, 2014

Gli estensori della Carta di Chivasso

 
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