Piero Bianucci

Ha scritto una trentina di libri di divulgazione dedicati all’astronomia, alla questione energetica, alle scienze della Terra, alle telecomunicazioni e alle tecnologie di uso quotidiano.

Portare le stelle sulla carta stampata: la scienza raccontata da Piero Bianucci.


piero-bianucciÈ un giornalista, uno scrittore, ma anche un pianeta. Bianucci è un letterato, un filosofo e, quasi quasi, uno scienziato ad honorem. Soprattutto per tutta la sua lunga carriera è stato un ponte, un ponte fra due culture. Bianucci è il nome del pianetino 4821, scoperto nel 1986 con un telescopi dell’Osservatorio Australe Europeo da Walter Ferreri e dedicato all’amico Piero per ringraziarlo, a nome di tutti gli astronomi, della sua costante opera di divulgazione. Perché la passione che fin da ragazzo Bianucci ha avuto per il cielo stellato è stata la scintilla che innescato la carriera di giornalista e divulgatore scientifico. Classe 1944, torinese, Piero Bianucci si diploma al liceo classico Massimo D’Azeglio e si iscrive a filosofia dove a 23 anni si laurea a pieni voti in estetica sotto la guida di Luigi Pareyson. La sua attività di cronista inizia fin dagli anni dell’università e nel 1968 è giornalista professionista alla “Gazzetta del Popolo”, dove lavora per la redazione cultura (terza pagina, pagine dei libri e pagine degli spettacoli). Nel 1981 approda a “La Stampa” dove incontra Didimo, al secolo Rinaldo De Benedetti, ingegnere meccanico, dalla straordinaria cultura umanistica (è l’inventore delle “Garzantine”), che non di rado scriveva articoli di “cronaca scientifica” in modo semplice per il quotidiano torinese. Da un ingegnere appassionato di arte e letteratura e da un filosofo appassionato di stelle proprio nel 1981 nasce “TuttoScienze”, il primo inserto di un quotidiano nazionale interamente, e tutte le settimane, dedicato alla cronaca delle scienze, della tecnologia della ricerca. “Oggi è chiaro a tutti cosa è la divulgazione scientifica e quale sono i suoi obiettivi culturali e sociali”, ricorda Piero Bianucci. “Viviamo in un mondo sempre più intriso di tecnologia, ogni giorno dobbiamo compiere scelte che hanno a che fare con la scienza: dal cibo che acquistiamo all’auto da cambiare, dal telefonino che tutti abbiamo in tasca alla bolletta energetica di casa.

Problemi quotidiani che rimandano ai grandi temi: il riscaldamento globale, la mobilità nelle città, come produrre energia elettrica in quantità sempre maggiori. Ma sul finire degli anni ’70 tutte queste esigenze di comunicazione della scienza non esistevano. Gli scienziati facevano il loro lavoro chiusi nei laboratori e quasi nessuno si interessava ai risultati che ottenevano. Di tanto in tanto si celebravano le grandi conquiste della scienza e della tecnica, poi tornava il silenzio. Con Didimo “La Stampa” fu il primo grande quotidiano nazionale italiano a occuparsi di scienza, e l’ha fatto con la curiosità dei bambini, in modo comprensibile, senza troppi “osanna” e con accenti critici quando ne sentivamo l’esigenza”. Su “TuttoScience” non scrivono solo i giornalisti, ma anche i primi scienziati che comprendevano (in anticipo sui tempi) l’esigenza-dovere di raccontare il proprio lavoro. Tullio Regge, Ruggero Pierantoni, Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco, Primo Levi, Carlo Rubbia, Riccardo Giacconi, Piergiorgio Odifreddi…

“esigenza perché lo scienziato è un uomo come tutti gli altri, non può lavorare in solitudine: ha bisogno di confronto. Dovere perché se lo stipendio di un ricercatore arriva dalle tasse dei cittadini, questo ricercatore ha il dovere di spiegare cosa sta facendo e come sta impiegando i denari della comunità” – dice Bianucci -. Dopo un paio di libri di taglio più umanistico nel 1975 Bianucci pubblica “Universo senza confini” (SugarCo), il primo di una fortunata serie di libri di narrazione e divulgazione scientifica. Oltre trenta titoli, alcuni tradotti in spagnolo e francese (cosa rarissima per un giornalista scientifico per le SCIENZE italiano),

Viviamo in un mondo sempre più intriso di tecnologia, ogni giorno dobbiamo compiere scelte che hanno a che fare con la scienza…

la metà dedicati alle sue amate stelle, gli altri che curiosano a 360° tutti i campi della ricerca scientifica. Sempre negli anni Settanta approda in televisione, da solo o al fianco di Piero Angela nelle sue diverse trasmissioni, e in radio, dove con poche frasi e il tono pacato, entusiasta ma mai enfatico, riesce a raccontare i lati più affascinanti della scienza. Negli primi anni Ottanta Bianucci esce dalle redazioni di giornali e tv per andare in mezzo alle persone. Nell’estate del 1983, con l’organizzazione di Pino Zappalà. porta Tullio Regge ed altri scienziati nel parco della Pellerina, a Torino, a chiacchierare di frontiere della ricerca e poco dopo da quell’esperienza nascono altre due iniziative longeve: i GiovedìScienza ed Experimenta. Sorta nel 1985, ispirata al modello dell’Exploratorium di San Francisco, Experimenta è la prima mostra interattiva di divulgazione scientifica mai allestita in Italia, che ogni estate (fino al 2006) ha fatto giocare con la scienza migliaia di persone, adulti e bambini in egual misura. Anche GiovedìScienza, che quest’anno compie 29 anni, non ha eguali in Italia. Ininterrottamente dal 1987, da novembre a marzo ogni anno il teatro Colosseo di Torino il giovedì pomeriggio accoglie diverse centinaia di curiosi di tutte le età per ascoltare il racconto di uno scienziato (quasi 500 ormai), intervistato da Bianucci.

Le diverse esperienze professionali di Piero Bianucci (a cui si è aggiunta una lunga serie di docenze all’Università o in master di Comunicazione della Scienza), e tutta la sua dedizione alla comunicazione dei temi scientifici, trovano una casa in CentroScienza, onlus che ha contribuito a fondare nel 1996, radunando scienziati, docenti universitari, comunicatori, e che promuove i GiovedìScienza (e l’omonimo premio per giovani ricercatori), Le Settimane della Scienza, La Notte dei Ricercatori e decine di eventi, spesso dedicati alle scuole.

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