Rossana Becarelli

Rossana Becarelli è medico, filosofa, antropologa, direttore sanitario dell’ospedale subalpino San Giovanni Vecchio (che ha portato a livelli di eccellenza), scrittrice ed è anche uno dei massimi esperti italiani nel campo dell’arte utilizzata come terapia empatica sia per i malati che per chi cura.


beccarelliDi lei la prima cosa che ti colpisce è il sorriso; la seconda, il caschetto biondo. La terza, il curriculum: Rossana Becarelli è medico, filosofa, antropologa, direttore sanitario dell’ospedale subalpino San Giovanni Vecchio (che ha portato a livelli di eccellenza), scrittrice ed è anche uno dei massimi esperti italiani nel campo dell’arte utilizzata come terapia empatica sia per i malati che per chi cura. Ma non basta: fa parte di diverse realtà di impegno sociale sul territorio e, tra queste, è presidente e tra i fondatori – nel 2009, a Torino – di Hum Med, la Rete Euromediterranea per l’Umanizzazione della Medicina (www.humanamedicina.eu). Due aspetti sono fondamentali nella sua vita: la figlia, di 22 anni, e una passione senza confini per la lettura. “Potrei definirmi una lettrice bulimica – racconta -; mi dà un piacere infinito. Nella mia biblioteca oggi sono presenti circa ventimila volumi, tutti letti. Non tengo un libro se non mi piace ma di alcuni titoli – tra i miei preferiti – posseggo tre-quattro copie. Ho sempre qualche testo “speciale” con me: anche se non lo apro, mi trasmette ispirazione per radianza”. A proposito, giusto per curiosità, i libri la accompagneranno anche nel suo ultimo viaggio: “voglio essere seppellita con “La ricerca del tempo perduto”, non si sa mai – scherza – che debba aspettare un po’ prima di orientarmi nella nuova vita, così ho da leggere. So che potrebbe apparire un po’ snob ma Proust per me è una vera passione, ha esplorato la vita in tutte le sue parti, ha raccontato i vizi della nostra società e ha “restituito” alla lingua una struttura sensoriale.

Non ci sarebbe scienza se nel tempo non ci fossero stati prima degli artisti che hanno aperto degli spazi, hanno rappresentato la realtà e così acceso una luce. Ad esempio: il sadismo e il masochismo sono stati prima raccontati dagli scrittori e solo successivamente anche la medicina se n’è occupata. Si capisce subito che la Becarelli è un vulcano in continuo movimento: forse perchè è nata sotto il segno del Leone, con ascendente Gemelli. Lei concorda: “il Premio Nobel Kary Mullis disse che l’astrologia non è da sottovalutare; la medicina tibetana tiene in considerazione il quadro astrologico presente al momento del concepimento”. È proprio vero che le stelle ci raccontano di noi, non stanno solo a guardare. Ma torniamo ad Hum Med. Cosa significa umanizzare la medicina? “È importante reintrodurre le arti, la filosofia e la spiritualità nell’ambito di una scienza medica sempre più ideologica, tecnologica e burocratizzata, le cui certezze assolute dell’oggi divengono relative l’indomani; in cui manca una riflessione sistematica e onesta, non arrogante, del suo operato. È questa la sfida a cui siamo chiamati. Si tratta di recuperare non solo la sapienza delle medicine tradizionali ma soprattutto il loro modello olistico, in cui la persona è trattata nel suo insieme di storia, pensieri, corpo: un ricco bagaglio di prospettive e possibilità a nostra disposizione”.

La medicina allopatica, occidentale, si pone come mezzo per salvare la gente dalla morte ma “oggi due sono, invece, i temi urgenti: la spiritualità (ovvero cosa ci sta a fare la morte nella vita) e il sacro. Non a caso i sacerdoti di tutti i tempi sono stati anche guaritori, sciamani e, non a caso, si parla di arte della guarigione. L’uomo non è solo funzionale: umanità, arte e cura sono parti di un tutt’uno e la maggior parte della cura sta nella relazione”. Molti sono i progetti: “lavoriamo anche con gli artisti, tra questi Alessandro Bergonzoni e Michelangelo Pistoletto, trascinati non solo nella cura ma anche nel fornire uno sguardo più ampio, che serve per portare nuovi elementi, creatività, spontaneità” fondamentali nel patrimonio del curante, perchè lo aiutano a “sentire” chi ha davanti. L’idea di fondo è una soggettivazione che impedisce la standardizzazione, consente una reale relazione empatica e permette di entrare – tema ancora poco noto – nel significato della malattia: “ogni disturbo è un “incidente” che ha un significato – sottolinea la Becarelli -, ti permette di indagare e vedere qualcosa che ti sei sempre nascosto alla coscienza, che non hai preso in considerazione. Certo, puoi far finta di niente oppure puoi prenderti la tua responsabilità, cogliere l’occasione evolutiva”. In fondo non c’è guarigione e non c’è arte senza una trasformazione. Così va la vita.

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